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Tequila |
Nei
tempi in cui gli antenati degli antichi
russi adoravano Perun, Dio del tuono e Iarilo,
Dio del sole incandescente, essi apprezzavano
già le bevande forti. Il modo di
produzione era primitivo: in un recipiente
di terra cotta si mettevano germogli di
segale, si aggiungeva dell’acqua e delle
pietre calde sul fuoco che mantenevano la
miscela a temperatura costante favorendone
la fermentazione. I vapori d’alcool erano
raccolti su una pelle di montone ed evaporavano
sino ad ottenere un liquido alcolico. |
Alla
fine del decimo secolo il gran principe
Vladimir, al momento di scegliere una religione
monoteista per il suo paese, opta per il
cristianesimo e non per l’islam, che vieta
l’alcool, perché, dichiara Vladimir:
“La gioia dei russi é nelle bevande”.
A quest’epoca la bevanda più popolare
è il vino di miele. La vodka nasce
più tardi, nella metà del
quindicesimo secolo, in un monastero nelle
vicinanze di Mosca. Il suo consumo si diffonde
poco a poco e conosce un successo senza
precedenti nella seconda metà del
sedicesimo secolo sotto il regno di Ivan
il terribile che apre i primi negozi di
bevande, fonda un monopolio di stato tra
i più fiorenti. L’ubriachezza comincia
a fare dei danni e nella credenza popolare
la vodka è ormai associata all’immagine
del Diavolo. I russi prendono l’abitudine
di benedire la loro bocca e il loro bicchiere
prima di bere, sperando anche di esorcizzare
i poteri del maligno. |
Pietro
il Grande fonda un ordine di giovani bevitori
i cui membri giurano di ubriacarsi quotidianamente.
Lo stesso Pietro consuma circa sette litri
di bevande alcoliche al giorno e costringe
tutti i membri della sua corte a bere smodatamente
comprese le donne incinte, senza escludere
la propria. Dei dieci figli che avrà
dalla sua seconda moglie, solo due giungeranno
all’età adulta. Sotto il regno di
Pietro i negozi di bevande vendono la vodka
a fusti di dodici litri; questa misura resterà
in vigore fino al diciannovesimo secolo.
L’alcolismo assume tali proporzioni che
Pietro ha carenza di lavoratori validi per
i suoi cantieri, allora introduce una medaglia
per ubriaco, del peso di Kg 6,8, ma questa
grande «ricompensa» non scoraggia
nessuno a smettere di bere. |
E’
Dimetri Mendeleiev che nel secolo diciannovesimo
definisce la formula moderna della vodka.
Il celebre chimico, che non si distinse
per la sua temperanza, ebbe un giorno l’idea
di mescolare un litro d’alcool con un litro
d’acqua e fu sorpreso per la riduzione del
peso. Lui stesso provò diverse proporzioni
di questa mescolanza e dopo un anno e mezzo
di ricerche arrivò alla conclusione
che la gradazione ideale della vodka è
di 40°: allo stesso tempo meno nocivo
per l’organismo e produce meno calore. Da
Mendeleiev in poi la vodka e le altre bevande
si misurano in grammi. Un litro di vodka
pesa 953 grammi, la dose quotidiana da non
superare é di 50 grammi per un adulto.
Nei giorni di festa 150 gr. costituiscono
il massimo. |
Purtroppo
questa dose pare ridicola per la maggioranza
dei russi dei quali ogni anno 15000 muoiono
direttamente o indirettamente di alcolismo.
Il paese conta al giorno d’oggi più
di 2 milioni di alcolizzati radicati. Le
misure prese per la lotta contro questo
flagello ai tempi di Nikita Cruciov o di
Gorbaciov si sono rivelati praticamente
inefficaci. |
La
vodka si beve fredda senza metterla mai
nel congelatore perché si altera.
Invece i bicchieri, di una capacità
di 5 centilitri ciascuno, possono essere
messi preventivamente nel congelatore, questo
esalta il sapore della vodka. Non si deve
mai bere la vodka a stomaco vuoto ed è
consigliato mangiare qualcosa dopo ogni
dose, per esempio pane nero e cetrioli in
salamoia. In Russia oggi esistono circa
1500 varietà di vodka, pure o aromatizzate. |
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Pounches
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Notizie
più approfondite sul punches
saranno inserite molto presto |
Da non confondere
come tutti fanno normalmente con Il
ponce livornese nacque sostituendo
al tè o all'acqua bollente
il caffè concentrato, mentre
al posto del rum delle Antille (che
mal si accorda con il sapore del caffè
forte) fu usato il cosiddetto "rum
fantasia" (localmente detto anche
rumme), un'invenzione locale costituita
da alcol, zucchero e caramello di
colore scuro, a volte aromatizzato
con un'essenza di rum (ricetta originale
del rag. Gastone Biondi della ditta
Vittori). La versione diffusa tra
Ottocento e Novecento prevedeva una
preventiva bollitura del caffè
macinato in una pentola piena d'acqua;
da ciò si otteneva un infuso
che veniva filtrato con un panno di
lana e immesso nella caffettiera.
Al caffè che usciva dalla macchina
veniva poi aggiunto con un misurino
il rumme o la "mastice",
una versione del mistrà, liquore
di semi di anice verde macerati in
alcol. Oppure con
il punch inglese (a sua volta versione
meno rozza del grog) prevedeva cinque
ingredienti (da cui il nome, derivato
dal termine della lingua hindi panca
o pancha, "pugno" o "cinque"):
tè, zucchero, cannella, limone
e acquavite (oppure acqua bollente,
succo di limone, rum delle Antille,
spirito di noce moscata e arak, un
distillato di vino di riso originario
dell'Indonesia).
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Gin |
Prodotto
dalla distillazione di cereali
e aromatizzato con bacche di
ginepro e altre essenze, è
uno dei distillati più
utilizzati per la creazione
di cocktail.
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La
storia dei grandi distillati
è sempre ricca di episodi
e difficilmente si riesce a
discernere tra storia e leggenda.
Il gin non si sottrae a questa
regola. La storia del gin nasce
in Olanda. La tradizione racconta
di un farmacista Olandese, tale
Sylvius Franciscus, medico e
professore dell'Università
di Leiden, che nel XVII secolo
sperimentò un rimedio
per i disturbi di stomaco e
dei reni usando alcol di grano
e bacche di ginepro (juniperus
communis). Nacque così
la ricetta del Jenever, che
più tardi diventerà
“gin”. In Gran Bretagna sostengono
che già nel XVII secolo
si produceva il “Geneva”, utilizzando
orzo ed altri cereali mescolati
con bacche di ginepro. Come
già detto il Jenever
nasce come rimedio terapeutico
che, unendo le caratteristiche
dell'acquavite con quelle delle
bacche di ginepro, doveva essere
un rimedio adatto sia come digestivo
sia come toccasana per i reni.
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Il
rimedio ebbe un successo talmente
largo in Olanda che successivamente
arrivò anche in Inghilterra.
Gli Inglesi all'inizio importarono
grandi quantità di gin,
tuttavia non si limitarono solo
a berlo ma contribuirono anche
all'evoluzione e allo sviluppo
della bevanda che nel frattempo
aveva perso le caratteristiche
di medicamento per divenire
una bevanda alcolica. Inizialmente
per la produzione di gin si
utilizzava l'olio delle bacche
di ginepro in infusione con
l'alcol. Furono gli Inglesi
che successivamente posero in
infusione direttamente le bacche
con coriandolo, scorza di arancia
e altri vegetali per arrotondarne
il profumo ed il sapore. Fu
così che nacque il gin
Inglese, diverso dal suo genitore
Olandese: il “London dry gin”.
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Il
gin divenne rapidamente un distillato
molto popolare, tuttavia la
crescita continua nel consumo
subì una battuta d'arresto
nel momento in cui venne promulgata
una legge, il cosiddetto “Gin
Act”, che limitava le mescite
e impose una forte tassa sulla
bevanda tanto da ridurne la
diffusione in favore di quelle
più economiche tra cui
il tè. Questo provvedimento,
il cui scopo era di ridurre
la produzione ed il consumo
di Geneva, non ottenne i risultati
sperati, e come in America negli
anni del proibizionismo, anche
in Inghilterra inizialmente
la produzione ed il consumo
subirono una battuta d'arresto,
ma fu uno solamente temporaneo.
Il provvedimento favorì
invece la fabbricazione clandestina
e diede un impulso alle importazioni
dalla Francia e dall'Olanda,
in particolare dalla città
di Schidam, nome con il quale
ancor oggi gli Inglesi identificano
il gin Olandese. Il “Gin Act”
fu abrogato nel 1742 con lo
scopo di limitare il contrabbando
e la clandestinità, tuttavia
il risultato fu un aumento dei
consumi. Il provvedimento denominato
“Gin Act” non raggiunse il suo
scopo, ma non fu inutile, infatti
ebbe il merito, specialmente
dopo la sua abrogazione, quando
il gin venne sottoposto ad un
controllo fiscale, di creare
competizione tra i vari produttori
tanto da aumentare il livello
qualitativo del prodotto commercializzato.
Lentamente l'evoluzione delle
tecniche di distillazione migliorarono
il prodotto fino ad arrivare
ai giorni nostri. Attualmente
le tecniche di produzione del
gin sono due. In Olanda si utilizza
il metodo della distillazione
di alcol da cereali (orzo, mais,
segala e altri ancora) mescolato
a bacche di ginepro ed altre
piante aromatiche. A volte il
prodotto ottenuto viene ridistillato
per ottenere il “doppio gin”.
In Gran Bretagna la base di
partenza può essere un
alcol etilico neutro di qualsiasi
tipo, poi si procede all'aromatizzazione
con bacche di ginepro, coriandolo
(coriandrum sativum) ed altre
erbe aromatiche tra cui semi
di anice e finocchio, scorza
di limone e di arancio, radice
di liquirizia, angelica, giaggiolo,
cardamomo, cumino e mandorle.
Quest'acquavite aromatizzata
viene sottoposta ad un'ulteriore
distillazione: si ottiene così
il “London dry gin”. |
Il
gin viene raramente invecchiato,
tuttavia per il suo affinamento
si utilizzano botti di rovere
che gli conferisce un colore
leggermente dorato e prende
il nome di “golden gin”. Esiste
inoltre un altro modo di produrre
gin aggiungendo olii aromatici
ed essenziali prodotti industrialmente
a dell'alcol neutro: una tecnica
discutibile che produce un gin
altrettanto discutibile. Malgrado
le vicissitudini che la sua
storia gli ha procurato, il
gin rimane un'acquavite largamente
consumata nel nord Europa e
nel nord America, utilizzato
sia come aperitivo, sia liscio
come corroborante, nonché
come componente principale di
moltissimi cocktail e long-drink.
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La
base del gin è un distillato
di cereali, come granoturco,
e bacche di ginepro, semi di
coriandolo ed altre erbe aromatiche,
sostanzialmente un prodotto
incolore con gradazione alcolica
tra 43° e i 45°. I gin
più comuni e diffusi
sono quelli Inglesi prodotti
con un alambicco a colonna dal
caratteristico gusto secco.
I gin Olandesi, prodotti con
l'alambicco “pot”, sono più
ricchi, aromatici e di maggior
corpo di quelli Inglesi. Contrariamente
agli altri, i gin Olandesi subiscono
un invecchiamento da uno a tre
anni in botti di rovere, che
gli conferisce un leggero colore
dorato. In Italia viene prodotto
un gin con le migliori bacche
di ginepro del Mediterraneo
e i produttori sostengono che
le sue caratteristiche sono
simili alla bevanda prodotta
dai frati di Alverna nell'Aretino
nel XIII secolo.
Bacche di ginepro: il principale
ingrediente per la produzione
del gin. |
Esistono diversi tipi di gin.
Il “classico” London dry gin,
incolore, secco, profumato,
in cui può anche essere
utilizzata la dicitura “premium”
indicante un grado alcolico
superiore. L'“Old Tom gin”,
incolore e prodotto in Inghilterra,
addolcito con una piccola quantità
di zucchero o sciroppo di zucchero,
era molto popolare in Inghilterra
nel XVIII secolo. Molto probabilmente,
il suo nome deriva dalla prima
macchina distributrice automatica
di bevande che alcuni pub Inglesi
avevano installato nel 1700.
Pare che i passanti, dopo avere
depositato un penny nella bocca
del gatto, venivano serviti
dal bartender uno shot di gin
attraverso un tubicino che arrivava
all'esterno fino alla bocca
del cliente. |
Il
Plymouth gin, incolore, secco,
dal profumo molto intenso e
con caratteristici sentori di
radici, deve essere prodotto
nella zona di Plymouth in Inghilterra,
da cui prende il nome. Il Plymouth
gin possiede una lunga storia
poiché nacque nel 1793
e viene ancora prodotto nella
più antica distilleria
in funzione. Il Plymouth gin,
con il suo caratteristico aroma,
fin dal 1896 è stato
sinonimo di cocktail in quanto
si usava nell'originale Dry
Martini e anche citato da moltissime
altre ricette del tempo. Il
Plymouth gin è rotondo
e aromatico con un gusto caratterizzato
dal ginepro e con note distinte
ed eleganti di coriandolo, scorza
di limone e d'arancia, tuttavia
si tratta di una combinazione
dell'Old Tom gin con il London
gin. Fra i vari tipi di gin
si ricordano anche il Jenever
gin, prodotto in Olanda e invecchiato
in caratteristiche bottiglie
di terracotta; lo Sloe gin,
dal caratteristico color viola,
aromatizzato anche con prugne
selvatiche messe a macerare
nel prodotto quindi filtrato
e leggermente dolcificato; il
Pink gin, aromatizzato anche
con Angostura; l'Orange gin
e il Lemon gin, incolori e aromatizzati
con essenze di agrumi |
La
Produzione del Gin
Ci sono diversi metodi per produrre
il gin, tuttavia le direttive
Europee ne riconoscono solo
due: quello della distillazione
e quello dell'aromatizzazione
di uno spirito. Il gin può
essere prodotto con tre tecniche
distinte, distillazione, percolazione
e macerazione, e ognuna di queste
consente la produzione di una
bevanda con caratteristiche
e qualità diverse fra
loro. La preparazione di un
liquore può apparire
più semplice rispetto
a quella di un distillato, nonostante
l'industria chimica metta a
disposizione delle aziende degli
estratti (sostanze e principi
attivi concentrati) molti liquorifici
producono in proprio le essenze
necessarie alla produzione direttamente
dai vegetali. |
Nella
preparazione del gin, lo zucchero
utilizzato è incolore
ed esente da tracce di ferro,
l'acqua è neutra sotto
il profilo organolettico e demineralizzata,
il succo dei frutti viene spremuto
e lavorato ancora fresco. La
distillazione è l'operazione
che permette di separare, partendo
da un mosto fermentato, la parte
alcolica sfruttando il punto
d'ebollizione dei vari ingredienti.
Esistono due tecniche di distillazione:
metodo continuo e metodo discontinuo.
La distillazione con il metodo
continuo viene eseguita utilizzando
alambicchi che permettono un
alimentazione continua della
materia prima. La distillazione
con il metodo discontinuo viene
eseguita con i tradizionali
alambicchi, posti anche in serie
tra loro, dove il distillato
prodotto da un alambicco viene
immesso in un altro e ridistillato.
Questo processo consente di
ottenere una gradazione alcolica
maggiore ed un prodotto più
puro; infatti dalla prima distillazione
si ottiene un prodotto con gradazione
alcolica di 28-30 gradi mentre
dalla seconda si passa a 75-85
gradi. |
La
distillazione non è un
procedimento semplice, bisogna
tener conto che un mosto è
composto da diverse sostanze,
tra cui alcoli, esteri ed altre
sostanze volatili, tutte con
punti di ebollizione diversi
tra loro e che non tutte sono
adatte per ottenere un buon
distillato. Per questo motivo
nella fase di distillazione
si distinguono la produzione
di tre parti specifiche: la
testa, il cuore e la coda. Durante
la prima e l'ultima fase, le
sostanze meno nobili vengono
trascinate dalla corrente di
vapore dell'alcol etilico e
considerate “inquinanti” e sgradevoli,
pertanto da eliminare. Queste
tre parti non sono chiaramente
distinguibili tra loro: solo
un maestro distillatore esperto,
e coadiuvato da strumenti adeguati,
può capire quando il
distillato che esce dall'alambicco
ha le caratteristiche per essere
considerato adatto alla commercializzazione.
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La
preparazione vera e propria
del gin consiste in una soluzione
di acqua, alcol, bacche di ginepro
e altre sostanze aromatiche,
immesse nell'alambicco, lasciate
riposare alla temperatura di
40-50° per tre giorni, quindi
si procede alla distillazione.
L'alcol etilico, durante la
sua evaporazione, trascina con
se anche le componenti aromatiche
delle erbe. La percolazione
consiste nella preparazione
di un grosso contenitore, simile
ad una grossa caffettiera moka,
che viene riempito in basso
con le soluzioni idroalcoliche
e al centro un cestello carico
di erbe e sostanze aromatiche
lasciate in sospensione. Il
processo inizia portando alla
temperatura di 50-60 gradi la
soluzione idroalcolica: i vapori,
salendo, passano attraverso
le erbe estraendo le sostanze
aromatiche che scendono sul
fondo mescolandosi alla soluzione
idroalcolica. Questo processo
ha una durata di circa due giorni
e al termine la soluzione idroalcolica
aromatizzata viene estratta
dal contenitore. |
Il
procedimento della macerazione
viene utilizzato quando si vuole
estrarre la maggior quantità
possibile di essenza aromatica
dalle erbe o dalle radici. L'efficienza
del processo dipende dal fatto
che le sostanze aromatiche sono
a contatto diretto con la soluzione
solvente: in un contenitore
viene immessa la soluzione idroalcolica
e tutte le erbe aromatiche,
mantenute alla temperatura di
45-50 gradi per 2 settimane.
Tra i sistemi di produzione
del gin, il più importante
è quello della distillazione,
utilizzata per produrre il London
dry gin ed il Plymouth gin.
L'altro metodo, meno usato,
è quello dell'aromatizzazione
di uno spirito, tecnicamente
conosciuto con il nome di compounding,
e i gin prodotti con questo
metodo hanno un aroma predominante
di ginepro. In questo metodo
l'alcol assume un'importanza
fondamentale: deve essere uno
spirito particolarmente neutro
e possedere almeno 96°.
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Il
gin viene oggi usato principalmente
come base per i cocktail, fra
cui il Negroni, nato negli anni
venti su suggerimento del conte
Negroni al barman Luigi Scarselli,
è composto da vermut
rosso, bitter Campari e dry
gin. Celebre anche il Martini
cocktail, famoso per essere
uno dei cocktail preferiti dal
grande scrittore Ernest Hemingway
a cui piaceva talmente secco
da escludere gli altri ingredienti
lasciando solo la base: il gin.
La ricetta del Martini cocktail
è dry gin e vermut dry
con l'aggiunta di un'oliva verde.
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