Con
l'apparizione dei frigo, il ghiaccio diviene
disponibile e viene aggiunto alla bevanda,
il cui gusto, ora rinfrescante e astringente,
si abbina alla perfezione sia a piatti di
lunga cottura come la feijoada e il churrasco,
che a praticamente tutte le fritture.
Negli anni cinquanta, la caipirinha ormai
canonizzata è servito in tutto il
Paese. Nella decade successiva i gruppi
Bacardi e Smirnoff sbarcano in Brasile,
proponendo le loro versioni della caipirinha
fatte con rum bianco e vodka, chiamate rispettivamente
"caipiríssima" e "caipiroska".
Tali nomi, perlomeno inizialmente, sono
persino registrati ufficialmente e i relativi
marchi vengono depositati. Dopo il successo
di queste versioni, cominciano ad apparire
elaborazioni fatte con il sakê, bevanda
giapponese da tempo prodotta in Brasile
("caipisakê") e con il vino
nazionale ("caipivinho"). Ma anche
con tequila e gin.
Il successo della caipirinha si deve soprattutto
all'utilizzo di ingredienti che si completano
in perfetta armonia senza che uno predomini
sugli altri. Attorno alla base costituita
da cachaça, limone, zucchero e ghiaccio
si può inventare, sperimentare e
anche discutere. Esistono oggi nel paese
centinaia di deliziose versioni di questo
drink. Popolarissime quella di morango,
cioè alla fragola e quelle con frutti
tropicali come l'umbu, la jabuticaba, il
maracujá, la carambola e il cocco.
A questo punto, alcune precisazioni. Capita
persino in Brasile che, ordinando una caipirinha,
venga chiesto se la si preferisce con cachaça
o vodka, distillato molto di moda e da alcuni
ritenuto più chic. Si dovrebbe definire
"caipirinha" solo il drink che
prevede la cachaça come distillato
base. L'uso dello zucchero marrone, purtroppo
diffuso in Italia, è quasi un sacrilegio
ed è da evitare accuratamente, in
quanto stravolge il gusto della bevanda.
L'equivoco nasce dal fatto che lo zucchero
di canna, in Italia, è conosciuto
solamente allo stato grezzo. Trovandolo
tra gli ingredienti richiesti dal drink,
si è immaginato fosse il "brown
sugar". In Brasile, invece, lo zucchero
di canna è candido e raffinatissimo.
Meglio, a questo punto, usare lo zucchero
bianco di barbabietola, comunemente reperibile
in Italia. Il ghiaccio non andrebbe mai
tritato ma spaccato grossolanamente, dopo
averlo avvolto in un panno. Per ogni bicchiere
si usano dai tre ai cinque cubetti.
Il testo "The dictionary of drink"
della casa editrice Tiger Books, riporta
la ricetta della caipirinha presentata dal
barman Derivan de Souza, uno dei più
conosciuti professionisti brasiliani del
settore. Prevede una dose di cachaça,
un limone verde e zucchero bianco a piacere.
Si taglia il limone a metà e poi
in dodici pezzetti tutti di uguale misura,
che si adagiano nell'apposito bicchiere,
di altezza media e a corpo largo. Si versa
lo zucchero e con un pestello si schiaccia
delicatamente la polpa del limone, con movimenti
rotatori, per fare uscire il succo, facendo
attenzione a non comprimere troppo la buccia,
più amara. Si aggiungono i cubetti
di ghiaccio spaccati e infine la cachaça.
Si serve il drink con due cannucce, oppure
con un cucchiaino, oppure ancora con un
mixer di legno. Il drink non va né
shakerato né agitato. A mescolarlo
delicatamente penserà la persona
a cui viene servito, che si sentirà
così partecipe del suo sapore e del
buon esito finale della preparazione. |