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La Caipirinha
Cachaça, limone verde, miele e zucchero erano impiegati anche come medicina contro il raffreddore dagli agricoltori della regione di São Paulo del Brasile, chiamati caipira. Nel 1918 lo scrittore Monteiro Lobato così come Oswald e Mário de Andrade citano quella che chiamano "caipirinha" nelle loro opere. Negli anni venti e trenta del secolo scorso, i primi cocktail di questo tipo vengono inseriti nei menu dei bar e delle sale da tè di São Paulo e Rio de Janeiro.
Con l'apparizione dei frigo, il ghiaccio diviene disponibile e viene aggiunto alla bevanda, il cui gusto, ora rinfrescante e astringente, si abbina alla perfezione sia a piatti di lunga cottura come la feijoada e il churrasco, che a praticamente tutte le fritture.
Negli anni cinquanta, la caipirinha ormai canonizzata è servito in tutto il Paese. Nella decade successiva i gruppi Bacardi e Smirnoff sbarcano in Brasile, proponendo le loro versioni della caipirinha fatte con rum bianco e vodka, chiamate rispettivamente "caipiríssima" e "caipiroska". Tali nomi, perlomeno inizialmente, sono persino registrati ufficialmente e i relativi marchi vengono depositati. Dopo il successo di queste versioni, cominciano ad apparire elaborazioni fatte con il sakê, bevanda giapponese da tempo prodotta in Brasile ("caipisakê") e con il vino nazionale ("caipivinho"). Ma anche con tequila e gin.
Il successo della caipirinha si deve soprattutto all'utilizzo di ingredienti che si completano in perfetta armonia senza che uno predomini sugli altri. Attorno alla base costituita da cachaça, limone, zucchero e ghiaccio si può inventare, sperimentare e anche discutere. Esistono oggi nel paese centinaia di deliziose versioni di questo drink. Popolarissime quella di morango, cioè alla fragola e quelle con frutti tropicali come l'umbu, la jabuticaba, il maracujá, la carambola e il cocco.
A questo punto, alcune precisazioni. Capita persino in Brasile che, ordinando una caipirinha, venga chiesto se la si preferisce con cachaça o vodka, distillato molto di moda e da alcuni ritenuto più chic. Si dovrebbe definire "caipirinha" solo il drink che prevede la cachaça come distillato base. L'uso dello zucchero marrone, purtroppo diffuso in Italia, è quasi un sacrilegio ed è da evitare accuratamente, in quanto stravolge il gusto della bevanda. L'equivoco nasce dal fatto che lo zucchero di canna, in Italia, è conosciuto solamente allo stato grezzo. Trovandolo tra gli ingredienti richiesti dal drink, si è immaginato fosse il "brown sugar". In Brasile, invece, lo zucchero di canna è candido e raffinatissimo. Meglio, a questo punto, usare lo zucchero bianco di barbabietola, comunemente reperibile in Italia. Il ghiaccio non andrebbe mai tritato ma spaccato grossolanamente, dopo averlo avvolto in un panno. Per ogni bicchiere si usano dai tre ai cinque cubetti.
Il testo "The dictionary of drink" della casa editrice Tiger Books, riporta la ricetta della caipirinha presentata dal barman Derivan de Souza, uno dei più conosciuti professionisti brasiliani del settore. Prevede una dose di cachaça, un limone verde e zucchero bianco a piacere. Si taglia il limone a metà e poi in dodici pezzetti tutti di uguale misura, che si adagiano nell'apposito bicchiere, di altezza media e a corpo largo. Si versa lo zucchero e con un pestello si schiaccia delicatamente la polpa del limone, con movimenti rotatori, per fare uscire il succo, facendo attenzione a non comprimere troppo la buccia, più amara. Si aggiungono i cubetti di ghiaccio spaccati e infine la cachaça. Si serve il drink con due cannucce, oppure con un cucchiaino, oppure ancora con un mixer di legno. Il drink non va né shakerato né agitato. A mescolarlo delicatamente penserà la persona a cui viene servito, che si sentirà così partecipe del suo sapore e del buon esito finale della preparazione.
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